Il tempo di Romeo

Romeo arrivò da me diversi anni fa. Era un gattino che mi avevano affidato perché gli trovassi una casa. Almeno, questo era il programma. Poi le cose andarono diversamente. Romeo era estremamente diffidente e terrorizzato praticamente da tutto. Non era semplicemente un gatto timido. La presenza delle persone, i movimenti, la vicinanza e il tentativo di entrare in contatto con lui sembravano metterlo profondamente a disagio. Avrei dovuto trovargli una famiglia. Ma più lo osservavo, più mi rendevo conto che prima di chiedergli di affrontare un’altra casa e altre persone, forse aveva bisogno di qualcosa di diverso. Aveva bisogno di tempo. Alla fine decisi che sarebbe rimasto con me.

Senza chiedergli nulla

All’inizio non sapevo quanto sarebbe stato lungo il percorso. Sapevo soltanto che non volevo costringerlo ad avere un rapporto con me. Così cominciai dalla cosa più semplice possibile. Stavo nella sua stanza. Niente mani che cercavano di raggiungerlo. Niente tentativi continui di accarezzarlo. Niente richieste. Entravo e rimanevo lì. Condividevo semplicemente lo spazio con lui. Volevo che Romeo potesse abituarsi alla mia presenza senza avere continuamente la sensazione che da quella presenza sarebbe arrivata una richiesta. Giorno dopo giorno iniziammo così a conoscerci. Io osservavo lui. E, soprattutto, lui osservava me.

Quasi due mesi

Passavano i giorni. Poi le settimane. Romeo continuava a mantenere le distanze. Ogni piccolo cambiamento, però, per me era importante. Rimanere nella stanza senza nascondersi immediatamente. Osservarmi un po’ più a lungo. Tollerare una distanza leggermente più breve. Piccolissimi segnali che, presi singolarmente, potevano sembrare insignificanti. Per noi erano enormi. Non ricordo quante volte avrei voluto semplicemente allungare una mano e accarezzarlo. Ma quello era un desiderio mio. Romeo non era ancora pronto. Così aspettai. Ci vollero quasi due mesi prima che riuscissi a toccarlo. Due mesi per una carezza. Eppure, quando finalmente accadde, quella carezza aveva un significato completamente diverso. Non ero riuscita a prenderlo. Era lui che aveva deciso di lasciarmi entrare nel suo spazio.

Poi cambiò tutto

Da quel momento qualcosa iniziò lentamente a trasformarsi. La distanza diminuì. La paura lasciò sempre più spazio alla curiosità. Poi alla vicinanza. E infine alla fiducia. Quel gattino che all’inizio sembrava terrorizzato dalla mia presenza cominciò a cercarmi. Sempre di più. Fino a diventare la mia ombra. Romeo voleva stare con me. Mi seguiva. Cercava la mia presenza. Quella vicinanza che nei primi tempi gli faceva tanta paura era diventata qualcosa che desiderava. E ancora oggi, quando penso a lui, mi sorprende la profondità del legame che siamo riusciti a costruire.

Il tempo non era il mio

Romeo mi ha insegnato qualcosa che negli anni ho ritrovato nella relazione con molti altri animali. La fiducia ha un tempo che non possiamo decidere noi. Possiamo creare un ambiente sicuro. Possiamo essere presenti. Possiamo osservare, aspettare e cercare di non invadere. Ma non possiamo stabilire quando un altro individuo sarà pronto a fidarsi di noi. Romeo impiegò quasi due mesi per concedermi la prima carezza. Poi mi regalò anni di una vicinanza straordinaria. A volte penso che nessun animale mi abbia mai amata quanto Romeo. Forse proprio lui, che all’inizio aveva così tanta paura di lasciarmi avvicinare, è diventato quello che ha scelto di starmi più vicino. E pensare che era arrivato da me soltanto perché dovevo trovargli una casa. Alla fine una casa l’ha trovata. La nostra.

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