Qualche anno fa presi una decisione importante per Ghera, la mia cavalla Haflinger: lasciare la vita del maneggio per andare a vivere in montagna, a Caldirola, insieme a un branco di cavalli Mérens. Fino a quel momento Ghera aveva sempre vissuto in un ambiente protetto. Il maneggio, il box, il paddock: spazi sicuri e conosciuti, ma inevitabilmente limitati. L’idea che potesse vivere in branco, con grandi spazi a disposizione e una quotidianità più vicina alla natura del cavallo, mi affascinava. Allo stesso tempo, però, quel cambiamento mi preoccupava. Mi chiedevo come avrebbe reagito. Se si sarebbe adattata. Se quella che io consideravo una scelta giusta lo sarebbe stata davvero anche per lei. Poi arrivò il giorno della partenza. Dovevamo caricare Ghera sul trailer e, non avendolo mai fatto personalmente, chiesi aiuto a Giuseppe, uomo di scuderia con molta più esperienza di me. Provammo una volta. Poi un’altra. Ghera non voleva salire. Passavano i minuti e, dopo quasi un’ora di tentativi, eravamo praticamente allo stesso punto da cui eravamo partiti. A quel punto, forse più per rassegnazione che per convinzione, presi io la sua capezza. Mi misi davanti a lei, la guardai negli occhi e le dissi semplicemente: «Dai Ghera, andiamo.» Lei rimase per un momento a guardarmi. Poi, con una calma quasi disarmante, mi seguì e salì sul trailer insieme a me. Tutto qui. Dopo un’ora trascorsa a cercare una soluzione, era bastato chiederle di venire con me.
Quel momento mi è rimasto impresso perché mi ha insegnato qualcosa che allora forse non avevo ancora compreso fino in fondo: la relazione con un animale non si costruisce soltanto attraverso ciò che gli insegniamo. Si costruisce attraverso la fiducia che, giorno dopo giorno, impariamo a darci reciprocamente. Quel giorno pensavo di essere io ad accompagnare Ghera verso qualcosa di nuovo. In realtà fu lei a fare un passo verso di me. Si fidò. E io dovetti imparare a fare altrettanto. Ghera trascorse poi gli anni successivi vivendo in montagna, insieme al suo branco, libera di muoversi in grandi spazi e di vivere una quotidianità molto diversa da quella che aveva conosciuto fino ad allora. Vederla serena in quella nuova vita mi fece capire che tutte le mie paure appartenevano soprattutto a me. Forse quella salita sul trailer era stata la prima vera prova.
Non una prova di obbedienza.
Una prova di fiducia.
